IN ATTESA DELLA RESURREZIONE
Omelia Servo di Dio P. Candido Amantini 22 settembre 2026
Fratelli e sorelle carissimi, guardando la tomba del Servo di Dio P. Candido Amantini, qui nella Cappella del Crocifisso, viene spontaneo fermarsi.
Non c'è una lunga iscrizione, non c'è il racconto di una vita. Ci sono solo poche parole: “IN ATTESA DELLA RESURREZIONE”. Dopo trentaquattro anni dalla sua morte, sono parole che dobbiamo non solo leggere ma ascoltare. Non ci dicono solo che Padre Candido è morto. Ci dicono che sta aspettando. E la domanda allora cambia: non è più soltanto chi è stato Padre Candido, ma che cosa significa vivere e morire da cristiani. Che cosa significa attendere la Risurrezione? Proprio oggi il Vangelo ci viene incontro: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21). Noi siamo abituati a pensare che ascoltare significhi venire a Messa, conoscere la Scrittura. Gesù va più in profondità: ascoltare e mettere in pratica. Lasciare che la Parola entri nella vita, diventi scelta, cambi il modo di guardare una persona, di reagire a un'offesa, di stare accanto a chi soffre, di attraversare noi stessi la sofferenza. Altrimenti il Vangelo rimane solo ascoltato, e noi rimaniamo gli stessi. Forse è qui che Padre Candido può essere ricordato davvero. Non solo come il sacerdote conosciuto per il lungo ministero di esorcista alla Scala Santa. Prima di tutto era un religioso passionista, formato alla scuola della Passione di Cristo. Aveva studiato la Scrittura, l'aveva insegnata. Ma arriva un momento in cui ciò che hai studiato deve uscire dai libri e diventare vita. La fede non è solo sapere qualcosa di Dio, è lasciarsi raggiungere da Dio. Padre Candido aveva davanti agli occhi il Crocifisso. E davanti al Crocifisso, la sofferenza non è più un problema teorico. Lì c'è una persona: Cristo che soffre, viene abbandonato, muore. E tuttavia, proprio lì dove sembra finire tutto, Dio continua ad amare. Il Crocifisso non ci insegna che il dolore è bello, ma che anche quando arriva il dolore, l'amore può rimanere. È a volte l'unica vittoria possibile. Non possiamo cambiare ciò che è accaduto, non possiamo dare risposta a ogni perché, ma possiamo ancora amare, rimanere, affidarci. Maria lo sa, per questo il Vangelo della madre di Gesù ci conduce naturalmente sotto la Croce. Maria è donna che ascolta: “Avvenga per me secondo la tua parola”. Non le viene consegnata una spiegazione della sua vita, le viene chiesto di fidarsi. E cammina fino ai piedi della Croce. Lì non può fare quasi nulla: non può togliere Gesù dalla Croce, non può fermare la morte. Può soltanto rimanere. E rimane. Ci sono momenti nella vita in cui anche noi possiamo fare molto poco. Una persona che amiamo soffre e non sappiamo come aiutarla. Preghiamo e non vediamo risposta. Ci sono croci che non si lasciano spiegare. Che cosa rimane? Rimanere davanti a Dio, accanto a quella persona, non scappare, non riempire tutto di parole. Maria rimane. E anche questo è fede. Alla Scala Santa Padre Candido ha incontrato per anni persone che portavano pesi che non sapevano più portare: paure, ferite, situazioni familiari difficili, profonda confusione. Il suo ministero di esorcista è stato importante, ma c'è un aspetto più semplice e sacerdotale da ricordare. Davanti a lui arrivava una persona, non un caso, non un problema da classificare. Prima di parlare bisogna ascoltare, prima di giudicare comprendere, prima di dare una risposta avere il coraggio di dire a volte “non lo so”, e poi pregare, discernere, accompagnare. Non lasciare solo chi soffre. Non si può dire di amare Dio e diventare sordi davanti alla sofferenza dell'altro. Se la Parola è entrata nel cuore, apre gli occhi e apre le mani. Del Servo di Dio p. Candido rimangono testimonianze di episodi sorprendenti, ma lasciamo queste cose nella prudenza che la Chiesa richiede. C'è qualcosa di più concreto: il ricordo di un sacerdote che sapeva accogliere. Accogliere significa non ridurre l'altro a ciò che sta vivendo. Quell'uomo non è la sua paura, quella donna non è la sua malattia, quel giovane non è il suo errore. Prima di tutto è una persona, un figlio, una figlia che Dio continua ad amare. E il male? Rimane un mistero, il mysterium iniquitatis. Non dobbiamo pretendere di spiegare tutto. Il cristianesimo non ci consegna una spiegazione del male, ci consegna una Persona: Cristo. Quando non sappiamo perché, possiamo ancora sapere con chi stare. Quando non sappiamo come uscire, sappiamo nelle mani di chi mettere la nostra vita. Cristo non smette di essere Cristo: nel Getsemani, sulla Croce, nel silenzio del sepolcro e nella luce della Risurrezione. Per questo il male non è Dio e non ha l'ultima parola. L'ultima parola appartiene a Cristo. Per questo quelle parole sulla tomba sono così importanti: IN ATTESA DELLA RESURREZIONE. Non sono solo per Padre Candido, sono per tutti noi. Tutti siamo in attesa: di una guarigione, di una riconciliazione, di una risposta, che una ferita sia sanata. E c'è un'attesa più grande: l'attesa di Cristo. La fede è imparare ad aspettare Qualcuno, non qualcosa. Allora la morte cambia volto. Non perché smetta di fare paura, ma perché Cristo è passato di lì prima di noi. È entrato nella morte e la morte non lo ha trattenuto. “Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti” (1Ts 4,14). Ritorna il Vangelo: ascoltare e mettere in pratica. La Parola ci insegna ad aspettare, ma mentre aspettiamo, viviamo. Se attendiamo la Risurrezione, oggi scegliamo la vita. Se attendiamo Cristo, oggi impariamo ad amare. Se attendiamo misericordia, oggi diventiamo misericordiosi. L'attesa non è vuota, è piena di gesti piccoli: una telefonata, una visita, un perdono, una preghiera, una presenza. Così la Parola diventa carne. Non a una vita senza problemi pensiamo guardando Padre Candido, ma a una vita consegnata: un passionista davanti alla Croce, un sacerdote davanti alla sofferenza degli uomini, un uomo della Parola davanti al mistero. Sempre, sullo sfondo, la Pasqua. Senza Risurrezione, la Croce è solo dolore. Alla luce della Pasqua, comprendiamo che l'amore può attraversare anche ciò che sembra impossibile. Usciremo da questa Eucaristia e forse non ricorderemo tutte le parole. Ne bastano due. Una viene dal Vangelo: ascoltare, l'altra dalla tomba di Padre Candido: attendere. Ascoltare la Parola e attendere la Risurrezione. In mezzo c'è tutta la nostra vita.Signore Gesù, ti ringraziamo per aver donato alla tua Chiesa il Servo di Dio Padre Candido Amantini, per la sua vita di passionista, per il suo sacerdozio, per il suo amore alla Parola. Insegnaci ad ascoltare davvero, e a vivere ciò che abbiamo ascoltato. Quando non possiamo fare nulla, insegnaci a rimanere, come Maria. Quando non comprendiamo, insegnaci a fidarci. Quando arriva la Croce, non permettere che perdiamo Te. Ricordaci che il male non avrà l'ultima parola. L'ultima parola sei Tu, il Crocifisso Risorto, la nostra speranza. E quando verrà anche per noi l'ora di lasciare questa vita, donaci una fede semplice: non stiamo andando verso il nulla, stiamo andando verso di Te.
Per questo quella frase sulla tomba è così grande: IN ATTESA DELLA RESURREZIONE. In attesa di Te. Amen